Guida al Seminario antico di Monreale (Palazzo reale)
GUIDA PER LE VIE DEI TESORI 2020
Testo di don Giuseppe Ruggirello
Gentile visitatore,
ti trovi all'interno del più antico edificio di Monreale costruito dai sovrani Normanni nel XII secolo. Su questo Colle, alle pendici del Monte Caputo, per volontà dell’ultimo re normanno, Guglielmo II, verrà edificato un complesso abbaziale a partire dal 1172, con la magnifica Cattedrale d’oro, il Chiostro e il monastero dei benedettini, ed il palazzo reale, dove adesso ti trovi, che precede di qualche anno la costruzione della Cattedrale. Sembra infatti che questo palazzo fosse in principio una cascina edificata intorno al 1150 dal re Ruggero II, immersa nel parco di caccia dei normanni. Il complesso abbaziale fu il primo insediamento urbano della città nata dal sogno di Guglielmo II, che dalle sue origini regali verrà da allora in poi chiamata Monreale.
Il palazzo in cui ti trovi ha subito varie trasformazioni nel corso dei secoli, pur mantenendo le vestigia normanne dell’epoca, come hai avuto modo di vedere già nella facciata orientale in continuità con le absidi del duomo e negli archi a sesto acuto del piano terra e del portico che immette nell’atrio centrale del palazzo. Nella facciata sono ancora visibili al primo piano gli archi ciechi ad ogiva, le bifore, i cerchi con disegni geometrici di pietra calcarea e gli intarsi di pietra lavica, che si intrecciano con altri elementi architettonici apportati alla fine del XVI secolo, ma soprattutto nella seconda metà del Settecento, con le cornici in stucco delle finestre ed altri elementi architettonici caratteristici del rococò.
Anche il portale da cui sei entrato non è quello originario, perché risale al 1772 ed è opera del famoso scultore Ignazio Marabitti, definito il Bernini di Sicilia. Il portale è fiancheggiato da due colonne in marmo cipollino con un timpano spezzato entro il quale di trova uno scudo vescovile bipartito da due stemmi: quello del card. Ludovico II De Torres e quello di mons. Francesco Testa.
Di questi due grandi arcivescovi di Monreale ti parleremo meglio non appena ti troverai al primo piano, nel piano nobile, in cui si trovano la Biblioteca antica del Seminario arcivescovile e la Cappella settecentesca.
Nel XIV sec. all’interno del palazzo reale di Guglielmo II l’arcivescovo di Monreale, che era anche Abate e Signore della città, introdusse il governatore della città. Questa destinazione portò alla costruzione di una nuova ala ad ovest, di limitata profondità, prospiciente alla piazza, dove attualmente si trova il Palazzo comunale di città, di cui disponiamo di una sola epigrafe del 1739 in cui si menziona l’arcivescovo di Monreale Traiano Acquaviva.
Nel XVI secolo avviene la prima e più importante trasformazione del palazzo ad opera del grande arcivescovo, il card. Ludovico II De Torres (1551-1609). In obbedienza ai dettami del Concilio di Trento egli istituì a Monreale il Seminario dei chierici per la formazione umana, intellettuale e spirituale dei futuri presbiteri diocesani. Sono trascorsi 430 anni, da quel 1° agosto 1590, quando venne fondato ed inaugurato il Seminario arcivescovile, dopo alcuni lavori di ampliamento e di adeguamento dell’edificio per la nuova destinazione. Infatti, venne interamente edificata una nuova ala, a sud, sull’attuale via Benedetto d’Acquisto, come è chiaramente leggibile dall’architettura esterna di impianto tipicamente romano.
Il Seminario veniva fondato dal Cardinale Torres con una finalità ben precisa, che ancora è incisa su quella facciata: Religioni et bonis artibus. Trasmissione della fede cattolica e simposio delle buone e belle arti doveva essere il binomio che avrebbe guidato il cammino formativo dei chierici.
Proprio entro le mura in cui adesso ti trovi, si sono formati sacerdoti ed intellettuali di grande ingegno, che faranno di Monreale l’Atene di Sicilia, la Cittadella della Metafisica, la Roccaforte della latinità. Da qui uscirono filosofi come Vincenzo Miceli e Nicola Spedalieri, letterati come Biagio Caruso, Paolo Nascè, Giuseppe Vaglica, Gaetano Millunzi, uomini di scienza, come Francesco Emanuele Cangiamila, l’autore del primo trattato di embriologia sacra, e tanti altri.
Ti invitiamo adesso a percorrere le scale di marmo, levigate dai passi di migliaia di giovani, che ti porteranno al I piano, per accedere alla Biblioteca antica del Seminario che porta ancora il nome del suo fondatore, il Card. Ludovico De Torres, che possiamo definire il primo storiografo su Monreale, la Cattedrale d’oro e le sue memorie antiche.
Prima di parlarti brevemente della Biblioteca Torres, lasciamo spazio allo stupore e alla meraviglia, perché tu possa entrare in un microcosmo fatto di volti, storie, fede e cultura.
Il Cardinale Ludovico II De Torres, di cui puoi ammirare il ritratto sopra la porta di ingresso del fondo antico della Biblioteca, fu un uomo di vasta cultura, letterato e collaboratore dei Pontefici. Alla fine del Cinquecento trasferì da Roma non solo i libri della sua Biblioteca personale, fatta di manoscritti, incunaboli e cinquecentine preziosissimi, ma anche una quadreria raffigurante gli uomini illustri: 168 di essi abbelliscono su due ordini le scaffalature lignee della Biblioteca del Seminario arcivescovile. Si tratta di pontefici, cardinali, principi, intellettuali, poeti, pittori, uomini d’armi, re ed imperatori, navigatori ed esploratori di nuove terre come Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo. Attualmente quella in cui ti trovi è una delle pochissime biblioteche che può vantare una serie così omogenea e numerosa di ritratti olio su tela della fine del XVI secolo: un unicum nel panorama nazionale.
Per la preziosità dei libri, il Torres ottenne da Papa Clemente VIII una bolla di scomunica per chiunque sottraesse un libro dalla Biblioteca del suo Seminario. Se vorrai potrai leggerne il testo nella prima epigrafe a destra che troverai uscendo dalla Biblioteca, nel vestibolo che ti immetterà nella Cappella.
I tre stemmi sulla volta di questa sala segnano cronologicamente tre grandi epoche per la vita del Seminario e della sua Biblioteca: sono gli stemmi di tre arcivescovi di Monreale. Quello centrale è del fondatore Ludovico II De Torres, il primo entrando è di mons. Francesco Testa e il terzo in fondo alla sala di mons. Domenico Gaspare Lancia dei Duchi di Brolo. Cinquecento, Settecento, inizi del Novecento, dicono l’attenzione degli arcivescovi per la formazione dei futuri presbiteri e per il Seminario, cuore della Diocesi.
Nel corso dei secoli, infatti, gli arcivescovi contribuirono con la donazione di loro libri ad arricchire la collezione del patrimonio della Biblioteca del Seminario. A Monreale l’istruzione pubblica fu affidata sin dalla metà del Cinquecento ai gesuiti, grazie al card. Alessandro Farnese. L’arcivescovo Torres ottenne una cattedra di teologia Morale per il Seminario e l’arcivescovo Girolamo Venero y Leyva una cattedra di Filosofia.
Con la soppressione della Compagnia di Gesù, i gesuiti vennero espulsi dalla Sicilia nel 1767. Fu allora che l’arcivescovo di Monreale Francesco Testa, letterato, mecenate ed inquisitore di Sicilia, volle una Scuola filosofica per il suo Seminario, chiamando uomini di lettere tra i più valenti in Sicilia e nella penisola. Dalla metà del Settecento per tutto l’Ottocento, il Seminario di Monreale fu un polo di attrazione culturale, sia per gli studi filosofici, che per quelli classici, soprattutto nella poetica latina e greca.
Sul tavolo della sala abbiamo predisposto dei libri, tra i più preziosi del patrimonio librario della nostra Biblioteca. Ti chiediamo di avvicinarti, mantenendo le opportune distanze e chiedendoti di non toccare i libri.
Guardando da sinistra verso destra potrai fare una immersione nei secoli: dal codice manoscritto in pergamena del XII sec., coevo alla nostra Cattedrale normanna, vergato dai monaci benedettini di Cava dei Tirreni; al Liber Privilegiorum dell’arcivescovo Arnaldo Rassach, del 1308, contenente la trascrizione dei privilegi del tabulario di Santa Maria Nuova. Rimarrai senza parole dinanzi al Breviario interamente miniato d’oro della fine del Trecento, inizi del 1400. Dai manoscritti in pergamena a due grandi incunaboli, cioè primi libri a stampa: il primo del 1468 è stato stampato a Roma dai propotipografi Sweynheym e Pannartz: si tratta delle Epistole di San Girolamo; il secondo del 1471 proviene da Magonza, dalla tipografia di Gutemberg, con i tipi di Fust e Schoeffer che ne aveva rilevato la tipografia: si tratta della Secunda secundae di San Tommaso d’Aquino.
Approdiamo adesso in Italia, con i libri stampati dal famoso Aldo Manuzio, il Gutenberg italiano. Sul tavolo è presente l’ultima edizione revisionata da Manuzio prima della sua morte: si tratta della Divina commedia, stampata da Andrea Torresano a Venezia nell’agosto 1515, con una rara incisione che raffigura i gironi dell’inferno dantesco.
Sotto lo pseudonimo di Gio Luigi Lello, il card. Ludovico II De Torres, stamperà a Roma nel 1596 la Historia della Chiesa di Monreale, contenente la prima Descrizione della Cattedrale. L’opera verrà ampliata un secolo dopo per volontà dell’arcivescovo Giovanni Roano, dall’abate benedettino Michele del Giudice, che ne curerà l'edizione e la stamperà a Palermo nel 1702, corredandola delle splendide incisioni calcografiche sul Duomo di Gaetano Lazzara.
Per celebrare il restauro del Duomo normanno, dopo l’incendio dell’11 novembre 1811, venne stampata nel 1859 un’opera monumentale in due volumi, opera dell’abate Domenico Benedetto Gravina, con le tavole cromolitografiche dei mosaici di Monreale.
Abbiamo così percorso i secoli, passando dal manoscritto alla rivoluzione tipografica dei primi libri a stampa, con gli incunaboli e le cinquecentine, guardando anche la diversità dei supporti di scrittura: dalla pergamena alla carta.
Ti chiediamo adesso di accedere ad un altro scrigno di bellezza, che costituisce il cuore di un Seminario: la Cappella. Uscendo dalla Biblioteca ti immetterai in un vestibolo con quattro grandi epigrafi marmoree, contenenti le bolle di fondazione del Seminario da parte del cardinale Torres, approvate dai pontefici Clemente VIII e Gregorio XIV.
La Cappella che si apre davanti ai tuoi occhi, attraversati i due battenti di legno, risale alla metà del 1700. L’arcivescovo Francesco Testa, per l’accrescersi del numero degli alunni del Seminario, provenienti da varie parti della diocesi monrealese e del Regno di Sicilia, ampliò il Seminario, edificando un nuovo piano sopra la Biblioteca e la Cappella, per farne nuovi dormitori. Anche l’atrio centrale conobbe delle modifiche, perché di fronte al portico normanno edificò un nuovo refettorio e un nuovo dormitorio al di sopra di esso.
Arricchì la Cappella di stucchi e nel 1763 incaricò il grande artista siciliano Gioacchino Martorana di realizzare la tela d’altare, l’affresco sulla volta della Cappella e un dipinto per il Refettorio, che però non sappiamo se venne mai realizzato. Affidò a maestranze siciliane la costruzione dell’altare ligneo, su suo disegno, sul modello di quello monumentale d’argento per la Cattedrale, opera di Valadier. Gli stucchi in stile rococò, bianchi e dorati, vedono lungo le pareti laterali delle figure femminili entro ovale, raffiguranti le virtù cristiane.
La pala d’altare raffigura la Vergine assunta in cielo con San Carlo Borromeo e San Filippo Neri a sinistra e San Pietro a destra; in basso degli angeli reggono il libro con le Regole del Seminario, che il Card. Torres fece rivedere a San Filippo Neri a Roma.
L’altare ligneo rappresenta nel paliotto frontale la Comunione degli apostoli nell’Ultima Cena, con la Lavanda dei piedi di Gesù a Pietro. Mentre sul gradino dell’altare sono rappresentate, alternate da triglifi, delle scene tratte dall’antico testamento, come prefigurazione del sacrificio eucaristico. Procedendo da sinistra a destra potrai ammirare: Abramo che sacrifica il figlio Isacco; il re Melchisedek che offre pane e vino; il serpente eretto da Mosè nel deserto (dietro il tabernacolo); i due esploratori con un grappolo enorme proveniente dalla terra promessa; la scala di Giacobbe.
L’affresco sulla volta della Cappella del Seminario raffigura in forma allegorica il trionfo del Cristianesimo e della Croce di Cristo sulle Religioni ebraica e pagana, con un cartiglio che ne esplicita il senso, citando in latino un passo della Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo al cap. 1: “Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso… potenza di Dio e sapienza di Dio: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (cf. 1Cor 1,22-24).
Gentile visitatore, la nostra visita giunge al termine e vogliamo sperare che quanto hai potuto ammirare abbia acceso in te il desiderio della conoscenza, della scoperta, dello stupore e della meraviglia, attraverso un tesoro che da Monreale abbraccia il mondo ed intreccia volti, storie, passi, e che oggi ti viene consegnato.
Ci auguriamo che tu possa ritornare nuovamente a trovarci, magari per studiare qualche libro antico della nostra Biblioteca, o per partecipare ad altri momenti culturali e di preghiera che il Seminario arcivescovile di Monreale continua a svolgere nella Cappella antica.
Arrivederci a presto, sulle Vie dei Tesori!
